New Frontiers of Nutrition

L’Unione Europea, fin dal Suo nascere con il trattato di Roma del 1956, ha sempre riservato una attenzione particolare a quell’insieme di attività, agricole e zootecniche, successivamente denominato Europa Verde; attenzione che si è, fino a pochi anni addietro, fondamentalmente estrinsecata nel meridione degli Stati membri. Per decenni, le provvidenze che l’Unione Europea (in collaborazione con gli Stati nazionali) ha riversato sulle attività agricole e zootecniche, si sono rivelate sterili aiuti alla sopravvivenza di stampo politico/clientelare.

Le forme, sotto le quali gli aiuti di cui sopra venivano concessi, erano le più diverse: dal finanziamento della costruzione di nuove strutture a quello per l’acquisto di nuovi macchinari; dai contributi in conto integrazione prezzi a quelli per le attività promozionali, etc. Tutti interventi caratterizzati da grande casualità e mancanti di finalità strategiche.

L’esplosione della grande distribuzione organizzata (GDO) quale cliente di riferimento irrinunciabile, per tutte le aziende del comparto, ha rappresentato una rivoluzione epocale. Qualità e omogeneità di prodotto, il suo aspetto estetico, la tempistica delle consegne, la logistica distributiva, la continuità di fornitura; in una tutte le componenti del marketing mix sono state enfatizzate e, successivamente, esasperate dalla competizione globale. Superato il primo, violento shock, questa rivoluzione ha determinato una completa revisione degli assetti e delle provvidenze relative: la GDO ha fatto da locomotiva e l’Unione Europea è stata forzata a sostenere solo i carri che dimostravano di stare al passo con l’elemento trainante.

L’erogazione dei finanziamenti è stata canalizzata verso progetti strutturali comuni ai Paesi membri e suddivisi per area di prodotto. I fondi, all’interno dei piani strutturali, sono stati basicamente indirizzati al miglioramento della qualità (in ossequio al mercato) e alla creazione di piattaforme logistico/distributive a ridosso dei mercati stessi e, infine ma non meno importante, a introdurre una notevole automazione nel processo produttivo. Fu un grande balzo in avanti, ma non era sufficiente. Il successivo passaggio nell’emancipazione di questo comparto, che dal dopo guerra si era visto relegare nel ruolo di Cenerentola assistita, fu rappresentato dalla spinta all’integrazione interprofessionale: produttori, trasportatori, piattaforme logistiche, commercianti e distributori dovevano raggiungere uno standard comune elevandone progressivamente e continuamente il rapporto di qualità/prezzo/affidabilità.

Dicevamo che se la GDO ha enfatizzato la necessità di migliorare il marketing mix, la competizione globale ne ha esasperato i limiti provocando una nuova e più drastica selezione tra i produttori: solo i più forti sono stati in grado di organizzarsi in filiera: dal seme, al frutto, all’ortaggio e alla bistecca sul banco della GDO, il tutto intergrato, automatizzato e assistito da una adeguata opera di profilassi e controllo qualità.

Siamo prossimi all’ultima svolta: la filiera produttiva che, in simbiosi con l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse energetiche naturali (per un maggior rispetto dell’ambiente), determini una più sana alimentazione a un costo compatibile. Il senso del “council regulation n.99/2000 del 29 Dicembre 1999”, emanato dal Council of the European Union molto prima dell’allargamento a est dell’Unione Europea, era ed è quello di trasferire ai Paesi dell’Est Europeo, dell’ex Unione Sovietica e in primis, alla Federazione Russa questa nostra cinquantennale esperienza, i processi che ne sono derivati e i risultati acquisiti.

L’Unione Europea continua a sostenere finanziariamente e professionalmente le regioni e gli imprenditori degli Stati Membri e degli Stati Partner con immutata determinazione: regole, procedure e obiettivi, però sono cambiati.